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Houston abbiamo un problema: valutazione rischio sismico!

Quanti di voi ricordano la missione lunare “Apollo 13”?

Per molti “Apollo 13” dice poco o niente. Pochi altri la collegano immediatamente ad una missione spaziale e, in pochissimi, l’associano alla missione lunare del 1960, fallita a causa di un guasto.

Questi ultimi conoscono perfettamente anche la frase rappresentativa di quel momento, passata ormai alla storia: “Houston abbiamo un problema”.

Apollo 13 2

Effettivamente le cose non andarono proprio bene perché, a causa di quel guasto, i tre astronauti non riuscirono a raggiungere la luna ed ebbero anche un sacco di altri problemi per rientrare sulla Terra. Ma per fortuna si salvarono!

Veramente in pochissimi sanno che la famosa citazione “Houston, we have a problem” (“Houston, abbiamo un problema”) è incorretta.

La frase realmente pronunciata da Swigert fu: “Okay, Houston, we’ve had a problem here” (“OK, Houston, abbiamo avuto un problema qui”); Otto secondi più tardi, il Controllo Missione a Houston rispose “This is Houston. Say again, please.” (“Qui Houston, ripetere prego”). Altri sette secondi. Solo allora il comandante Lovell parlò dell’allarme: “Houston, we’ve had a problem” (“Houston, abbiamo avuto un problema”) e iniziò a spiegare i dettagli tecnici dell’avaria.

Comunque come andarono le cose e in quanti ne siano oggi a conoscenza, poco importa! Ciò che conta, invece è capire che quando comunichi dalla Luna con un mezzo non proprio adeguato, ci può anche stare che le cose non vengano comprese ed interpretate al meglio, anche se alle spalle c’è un’organizzazione  spaventosa.

Quando invece il metodo di comunicazione è efficace, hai la possibilità di toccare con mano, e se ti viene anche detto per filo e per segno come stanno esattamente le cose, allora non si può dare più la colpa alla distanza, al segnale scarso o alla voce metallica!!!

[st_box title=”Ma bisogna assumersi la responsabilità, con tutte le conseguenze, anche per decisioni rinviate e, quindi, non prese.” type=”warning”] [/st_box]

Perché ti dico questo?

Perché nonostante lo abbia ripetuto in tutti i modi e mi sia “sgolato” per far passare il messaggio, ancora in moltissimi non si sono messi in regola (forse anche tu!).

Continuo infatti ad avere contatti da parte di persone che chiedono delucidazioni in merito alla necessità, per la propria azienda, della valutazione rischio sismico e, conseguentemente, di adeguamento del Documento di Valutazione dei Rischi (detto anche DVR aziendale) anche per il rischio sismico.

[st_box title=”La risposta è sempre sì:” type=”warning”]

  • Bisogna prendere in considerazione questo rischio e predisporre una perizia ad hoc anche se il tuo capannone è nuovo e, quindi, secondo te già “antisismico”;
  • Questa perizia deve prendere in considerazione sia le strutture portanti, sia quelle non strutturali quali, a titolo di esempio, i tamponamenti, le tramezzature interne, le SCAFFALATURE e gli arredi!
  • Devono inoltre essere presi in considerazione anche alcuni punti molto vulnerabili delle strutture “ritenute già antisismiche” ed emersi con i recenti sismi dell’Aquila e dell’Emilia…[/st_box]

    E cosa bisogna fare per adeguare questo benedetto Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)?

    L’unica strada è, appunto, quella di procurarsi una perizia redatta da un ingegnere abilitato che ne mastichi abbastanza di strutture portanti e di eventi sismici.

    Solo con questa perizia di valutazione rischio sismico in mano, il tuo consulente per la sicurezza avrà tutti gli elementi per affrontare il “rischio sismico della tua azienda” e per aggiornare o iniziare a predisporre il DVR.

    In molti mi chiedono anche per quale motivo occorre rivolgersi ad un altro tecnico per avere questa perizia.

    Il motivo è semplice, immediato ed è uno solo!

    [st_box title=”Un tecnico in grado di redigere una perizia di questo tipo è uno che si è specializzato in questo campo; conosce perfettamente le modalità costruttive delle varie tipologie di strutture portanti, compresi i dettagli costruttivi, ed in particolare di quelle prefabbricate (come la maggior parte dei capannoni italiani e forse anche il tuo) in cui, veramente in pochi, hanno operato e continuano a farlo.” type=”success”] [/st_box]

    Infatti, i metodi per fare un documento come quello richiesto dal D.Lgs 81/2008 sono 2:

    1. – metodi basati sul giudizio di esperti: “un possibile strumento per effettuare tale valutazione è costituito dalle Schede di vulnerabilità di I e II livello redatte dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GNDT) del CNR. Tali schede si basano sulla possibilità di attribuire ad un edificio un indice di vulnerabilità determinato sulla base di parametri che rappresentano l’idoneità dell’edificio a sopportare il sisma. Richiedono una certa perizia per il rilevamento dei dati”. Per una valutazione esaustiva del rischio sismico luoghi di lavoro “è importante indagare anche la vulnerabilità di elementi non strutturali, scaffalature, arredi e impianti:l’eventuale danneggiamento di tali elementi può costituire infatti una grave minaccia per l’incolumità dei lavoratori oltre a determinare l’ostruzione delle vie di fuga”;
    2. – metodi meccanici/analitici: “sono basati su modellazioni numeriche che rappresentano il comportamento sismico delle costruzioni e sono finalizzati a stabilire se l’edificio è in grado o meno di resistere alla combinazione sismica di progetto”. In particolare per una valutazione analitica delle sicurezza- vulnerabilità sismica delle costruzioni si “deve fare riferimento al DM 14/01/2008 (NTC 2008) e relativa Circolare 617/2009.

    Come puoi ben comprendere, in entrambi i casi ti serve uno che ne sappia un bel po’ di strutture portanti (tutti i tipi) e di terremoti.

    Tornando alla perizia di valutazione rischio sismico e all’integrazione del Documento di Valutazione dei Rischi, credo sia inutile ripetere anche qui che i termini sono scaduti da moltissimo tempo (dal 2008 per aziende con più di 10 dipendenti e da giugno 2013 per tutti gli altri)…

    Non è invece di secondaria importanza riportare il rischio, in termini di sanzioni, che corre il datore di lavoro.

    Ecco quindi un breve riassunto:

    [st_box title=”In caso di violazioni inerenti la stesura del DVR (Rif. Art. 55 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i.) sono previste le seguenti sanzioni:” type=”error”]
    • Per omessaredazione del DVR, violazione Art. 29, c.1, l’arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.500 a € 6.400. La pena dell’arresto è estesa da 4 a 8 mesi nelle azienda a rischio di incidente rilevante e con l’esposizione a rischi biologici, cancerogeni/mutageni, di atmosfere esplosive, etc.
    • Per incompletaredazione del DVR con omessa indicazione delle misure ritenute opportune al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, misure di prevenzione e protezione, DPS, procedure sulle misure da adottare e distribuzione dei compiti e delle responsabilità, è prevista una ammenda da € 2.000 a € 4.000.
    • Per incompleta redazione del DVR con omessa indicazione sulla relazione della valutazione di tutti i rischi, l’individuazione delle mansioni che espongono i lavoratori a rischi specifici o richiedono riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza ed adeguata formazione, è prevista una ammenda da € 1.000 a € 2.000.

    [/st_box]

    La redazione e la presenza di un DVR a norma ed aggiornato in azienda si configura inoltre come obbligo per l’accesso ad agevolazioni e benefici contributivi nel caso di particolari tipologie di assunzione.

    Allora, Houston non ve lo ripetiamo più, dovete  risolvere subito il problema!!

    Mettetevi in regola: l’unico modo per farlo è di mettersi in contatto con noi immediatamente.

    Siamo infatti perfettamente attrezzati ed in grado di risolverti il problema senza grossi traumi e senza farti più correre alcun rischio.

    Invia adesso una mail di contatto a info@capannonesicuro.it oppure compila il FORM che trovi cliccando il pulsante:

    Ti rispondiamo entro 24 ore.

    A presto.

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