Classificazione sismica dei comuni in Emilia-Romagna: cosa cambia per i capannoni

Classificazione sismica dei comuni in Emilia-Romagna: cosa cambia per i capannoni

L’Emilia-Romagna è la regione che ha imparato sulla propria pelle cosa significa avere capannoni non protetti dal sisma. Eppure ancora oggi molti imprenditori non sanno rispondere a una domanda semplice: in che zona sismica è il mio comune? La classificazione sismica dei comuni dell’Emilia-Romagna è stata aggiornata nel 2018 e ha una particolarità che pochi conoscono: la zona 4 non esiste più. Vediamo cosa dice la classificazione vigente e cosa comporta per chi possiede o costruisce capannoni.

La classificazione vigente: solo zone 2 e 3

La classificazione in vigore è quella della DGR n. 1164 del 23 luglio 2018, operativa dal 7 ottobre 2018 (con un successivo aggiornamento del 2023 solo per fusioni di comuni). Il quadro attuale, come riporta la Regione Emilia-Romagna:

  • Zona 2 (forti terremoti possibili): 107 comuni, concentrati soprattutto lungo la dorsale appenninica e nelle aree della Romagna
  • Zona 3 (forti terremoti meno probabili, ma possibili): 224 comuni, che comprendono gran parte della pianura

Con l’aggiornamento del 2018, 20 comuni sono passati dalla zona 4 alla zona 3, e la zona 4 è scomparsa dalla regione. Tradotto: in Emilia-Romagna non esiste più nessun comune “a bassissima sismicità”. Per capire nel dettaglio cosa significano le zone e come funzionano gli adempimenti, abbiamo scritto una guida completa su cosa significa zona sismica 2 e 3.

La lezione del 2012: perché qui il tema non è teorico

Il 20 e il 29 maggio 2012 due scosse colpirono la pianura tra Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia. Il bilancio: 28 vittime, in gran parte lavoratori all’interno di capannoni crollati, oltre 13 miliardi di euro di danni complessivi e circa 13.000 attività economiche danneggiate, con più di 5 miliardi di danni alle sole attività produttive.

Il dettaglio che riguarda ogni imprenditore della regione: quell’area era stata classificata sismica solo nel 2003. I capannoni prefabbricati costruiti prima erano nati, per legge, senza criteri antisismici: travi semplicemente appoggiate ai pilastri, senza collegamenti meccanici. Con lo scuotimento, gli elementi si sono sfilati dagli appoggi e le coperture sono venute giù.

Quel patrimonio edilizio non è scomparso: la gran parte dei capannoni emiliano-romagnoli in attività oggi è stata costruita prima del 2003.

Cosa comporta la classificazione per il tuo capannone

La zona sismica del comune incide su tre piani concreti:

  • Adempimenti edilizi: in zona 2 e 3 la maggior parte degli interventi sul patrimonio esistente segue il regime del deposito del progetto, ma i casi vanno valutati con il tecnico secondo l’art. 94-bis del DPR 380/2001 e le procedure regionali.
  • Sicurezza sul lavoro: il datore di lavoro valuta tutti i rischi, e il comportamento sismico del fabbricato rientra nella valutazione del rischio sismico aziendale.
  • Assicurazioni, banche e SismaBonus: la polizza catastrofale obbligatoria, le istruttorie di credito e l’accesso alle agevolazioni fiscali guardano la zona sismica e lo stato della struttura.

Il punto vero: quando è stato costruito il tuo capannone?

In una regione tutta in zona 2 e 3, la domanda decisiva non è “che zona è il mio comune?” ma “il mio capannone è nato prima o dopo la classificazione?“. Se è nato prima del 2003, con ogni probabilità ha gli stessi punti deboli dei capannoni crollati nel 2012: appoggi senza collegamenti, tamponamenti non vincolati, scaffalature non controventate.

La buona notizia è che oggi questi punti deboli si risolvono con dispositivi antisismici certificati, installati in pochi giorni e senza fermare la produzione.

Cosa fare adesso

Se possiedi un capannone in Emilia-Romagna, parti dal primo passo gratuito: lo screening sismico del capannone, che ti dice se la tua struttura ha le vulnerabilità tipiche dei prefabbricati pre-2003.

Se invece hai un’impresa di costruzioni e lavori in regione, qui la messa in sicurezza dei capannoni è una necessità diffusa e sentita: puoi specializzarti e operare in esclusiva di zona come installatore certificato di dispositivi antisismici di Capannone Sicuro.

C’è un terzo punto di vista, quello dei tecnici: se sei ingegnere, architetto, geometra, perito industriale o consulente per la sicurezza sul lavoro, le aziende del tuo territorio avranno sempre più bisogno di chi sa rilevare il rischio sismico con un metodo codificato. È la specializzazione della rete dei Rilevatori del Rischio Sismico Capannone Sicuro, con formazione dedicata ed esclusiva di zona.

Domande frequenti

In che zona sismica è Bologna?

Il territorio emiliano-romagnolo è classificato solo in zona 2 e zona 3. L’elenco ufficiale comune per comune è pubblicato dalla Regione e dalla Protezione Civile, che mantiene la mappa aggiornata.

Il mio capannone è del 1995: devo adeguarlo per legge?

La classificazione non impone un obbligo retroattivo automatico. Ma il rischio sismico del fabbricato entra nella valutazione dei rischi aziendale, nelle condizioni assicurative e nel valore dell’immobile. E il 2012 ha dimostrato che il costo del “non fare” può essere enormemente più alto dell’intervento.

Quanto costa mettere in sicurezza un capannone prefabbricato?

Dipende dalle vulnerabilità presenti. Gli interventi con dispositivi antisismici sui collegamenti sono in genere rapidi e molto meno costosi di un adeguamento tradizionale, e possono beneficiare del SismaBonus. Il primo passo per saperlo è uno screening gratuito.

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