Il backup si fa dopo il primo disco rotto. E la verifica sismica del capannone?

Verifica sismica del capannone: la protezione si compra prima, non dopo il primo guaio

Chiedi a chiunque faccia assistenza informatica alle aziende qual è il suo miglior venditore di sistemi di backup. Non è la pubblicità, non è il preventivo, non è la brochure sulla “continuità operativa”. È il disco che si rompe. Un disco morto in amministrazione, un pomeriggio passato a capire cosa si è salvato e cosa no, e il giorno dopo quell’azienda vuole copie di tutto, su tutto, entro venerdì. Dopo anni di “sì sì, prima o poi lo sistemiamo”. Tienila a mente, questa scena, perché c’entra moltissimo con la verifica sismica del capannone.

Verrebbe da sorridere, ma non c’è niente da ridere e soprattutto niente di stupido. Prima del crash il rischio era una statistica: “capita, sì, ma il nostro va che è una bellezza”. Dopo è un fatto, con tanto di conto preciso: sai esattamente quali fatture, quali disegni, quali foto non torneranno più. Il cervello dà la precedenza a quello che ha visto, non a quello che ha letto. Funziona così per tutti, e funziona così anche con i capannoni.

I due orologi

C’è però un punto in cui il paragone col disco si fa interessante, ed è la questione del tempo.

I dischi si rompono su tempi umani: qualche anno di vita, un collega a cui è già successo, l’esperienza si accumula in fretta. Il terremoto no. Il terremoto ragiona su una scala dei tempi che non è fatta per l’agenda di un essere umano, e tanto meno per quella di un imprenditore.

Per capirci: le Norme Tecniche per le Costruzioni dicono di progettare gli edifici per la scossa che ha il 10% di probabilità di arrivare nei prossimi 50 anni. Rileggi i due numeri: una possibilità su dieci, dentro i prossimi cinquant’anni. Che non sono un’era geologica: sono l’orizzonte di vita del tuo capannone e, a occhio e croce, qualche decina d’anni è già passata…

La tua agenda, invece, si misura in giorni. C’è l’F24 del 16, il fornitore che non consegna, il cliente che paga a 90 giorni, la commessa da chiudere entro il mese, il dipendente che si licenzia. Ognuna di queste cose ha una data, un nome e un telefono che squilla.

Messa in gara con una scadenza che ragiona in giorni, una minaccia che ragiona in decenni perde. Perde oggi, perde domani, perde ogni singola mattina in cui apri il capannone. E attenzione: è perfettamente razionale che perda, presa una mattina per volta. Il problema è che le mattine passano, gli anni si sommano, e la valutazione che “non era urgente” nel 2010 non è urgente nemmeno oggi. Non hai deciso di non farla: hai solo deciso, ogni giorno, che c’era prima qualcos’altro. Il risultato è identico, ma non c’è stato un momento in cui hai scelto.

Perché col computer aspettare il primo guaio funziona

Torniamo all’azienda che compra il backup dopo il primo disco rotto. Diciamolo apertamente: quella non è una sciocchezza, è una strategia. Paghi il primo crash come costo dell’informazione: hai perso qualche file, qualche giornata di lavoro, il disco si ricompra, l’azienda è ancora lì. Adesso sai due cose che prima non sapevi: che i dischi si rompono davvero e cosa ti conviene proteggere. Attivi le copie e da lì in avanti sei coperto. Un danno limitato in cambio di una lezione: come investimento si può perfino difendere.

Il punto di tutto questo articolo è uno solo: quella strategia funziona perché il primo guaio te lo puoi permettere.

Perché col terremoto la stessa strategia si rompe

Prova a trasferire la stessa logica sul capannone e si rompe in tre punti.

Primo: il “primo guaio” può portarsi via tutto. Il disco rotto ti prende dei file. Le azioni sismiche non fanno selezione: prendono la struttura, il magazzino, i macchinari, le commesse in corso. E nel capannone, a differenza che nell’armadio dei server, ci sono le persone che ci lavorano, delle quali per legge rispondi tu. Non esiste la versione “danno limitato” da pagare come costo dell’informazione: l’evento che ti convince è lo stesso che può toglierti l’azienda con cui rimediare. Qui il proverbio della stalla lo conosciamo tutti: correre a chiudere quando i buoi sono scappati. Solo che i buoi, almeno, qualche volta si recuperano.

Secondo: comprare la sicurezza “dopo” costa il triplo, e non lo decidi tu. L’Emilia nel 2012 l’ha mostrato su scala industriale. Dopo il sisma, il decreto legge 74/2012 ha imposto ai capannoni delle zone colpite la certificazione di agibilità sismica. Chi non aveva mai valutato la propria struttura ha dovuto farlo per legge, in emergenza, con i tecnici e le imprese della zona intasati di richieste identiche e la produzione ferma nell’attesa. Stesso intervento, condizioni peggiori, tempi imposti da altri.

Terzo: il capannone non ha una copia di riserva. Il senso profondo del backup è che il disco può pure rompersi: i dati esistono anche altrove, e da lì si riparte. Per la struttura questa cosa non esiste. Non c’è una copia del capannone da qualche parte da cui “ripristinare” travi e pilastri, e non c’è impianto che avvisi in tempo utile: quando l’evento arriva, la struttura risponde con i collegamenti che ha in quel momento, punto. L’unico equivalente del backup è sapere prima come sta: quali sono i punti deboli, cosa reggerebbe e cosa no. Non cambia l’evento, cambia quello che l’evento trova.

La verifica sismica del capannone: portare un rischio di decenni dentro un’agenda di giorni

Non con la forza di volontà. Se la sicurezza sismica resta “importante ma senza data”, perde di nuovo la gara di ogni mattina, e lo sappiamo entrambi. Il modo è uno: darle una data, e farla piccola.

Per questo il primo passo che proponiamo non è un cantiere e nemmeno un sopralluogo: è lo screening gratuito, che facciamo da remoto su fotografie e informazioni che ci mandi tu. Mezz’ora del tuo tempo, non del tuo mese. Ti dice, con la firma di un ingegnere, se il tuo capannone appartiene alle tipologie che destano preoccupazione e se vale la pena approfondire con una valutazione vera e propria.

E se poi servisse intervenire? Anche lì il tempo torna dalla tua parte, se lo usi prima. Nella gran parte dei capannoni prefabbricati si lavora sui collegamenti tra gli elementi, i nodi tra travi e pilastri e gli ancoraggi dei pannelli, senza toccare le fondamenta. In molti casi il cantiere si organizza senza fermare la produzione. È la differenza tra scegliere quando e come, e farselo dire da un decreto d’emergenza.

Sì, voglio il mio screening gratuito

P.S. Il disco rotto, dicevamo, è un ottimo venditore: si rompe spesso, fa un danno che si ripara e ti lascia imparare la lezione. Il terremoto è un pessimo maestro: la lezione la fa una volta sola. E c’è un dettaglio che chiude il cerchio: sotto un capannone che crolla finiscono anche i PC e i server con dentro i backup. La copia di riserva funziona solo se il tetto sopra resta dov’è.

Le fonti di questo articolo

  • Norme Tecniche per le Costruzioni, D.M. 17 gennaio 2018 (azione sismica di progetto allo Stato Limite di salvaguardia della Vita: probabilità di superamento del 10% nel periodo di riferimento, tempo di ritorno di 475 anni per costruzioni ordinarie).
  • Decreto legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito con legge 1° agosto 2012, n. 122 (certificazione di agibilità sismica per le attività produttive nelle zone colpite dal sisma dell’Emilia).
  • D.Lgs. 81/2008, art. 2087 c.c. (responsabilità del datore di lavoro per la sicurezza dei lavoratori).
Author:
Giovanni Pagliardini
About:
Ingegnere, dal 2015 alla guida di Capannone Sicuro: messa in sicurezza sismica dei capannoni prefabbricati, sui nodi trave-pilastro, senza toccare le fondamenta e senza fermare la produzione. Autore del libro La tua azienda non deve tremare.
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