Martellamento sismico: cosa succede quando il tuo capannone è attaccato a quello del vicino

Martellamento sismico fra due capannoni prefabbricati affiancati, il giunto troppo stretto

Molti capannoni italiani non stanno da soli. C’è l’ampliamento costruito dieci anni dopo il primo corpo, appoggiato al vecchio con un giunto di due dita. C’è la palazzina uffici a due piani incollata al fianco del capannone. C’è il capannone del vicino, nato in un altro lotto, a trenta centimetri dal tuo. Quando la terra si muove, questi corpi si muovono ognuno a modo suo, e se lo spazio fra loro non basta si picchiano. Si chiama martellamento sismico, e in Emilia nel 2012 ha fatto la sua parte.

Questo articolo spiega cos’è, come si riconosce il rischio guardando il capannone da fuori, quali sono le tre strade per affrontarlo e cosa comporta ciascuna. Con un dettaglio che nei preventivi di solito manca: cosa succede ai tuoi pilastri a seconda della strada che scegli.

Cos’è il martellamento sismico, detto semplice

Durante una scossa ogni edificio oscilla con un suo ritmo, che dipende dall’altezza, dalla massa, dalla rigidezza. Un capannone alto e leggero oscilla in un modo, la palazzina uffici in un altro, il capannone del vicino in un altro ancora. Due corpi vicini non si muovono insieme: mentre uno va a destra, l’altro può andare a sinistra. Se la distanza fra loro è più piccola della somma dei loro spostamenti, si urtano. Non una volta, decine di volte in pochi secondi.

Il martellamento sismico è questo: colpi ripetuti fra due strutture che non erano state progettate per toccarsi. Il danno del martellamento sismico dipende da dove arriva il colpo.

Se le coperture sono alla stessa altezza, i colpi si scambiano fra travi e travi. Se le altezze sono diverse, e nei capannoni con la palazzina uffici a fianco lo sono quasi sempre, il solaio del corpo basso colpisce il pilastro del corpo alto a metà altezza, dove il pilastro non ha nessuna riserva. Il colpo a metà pilastro è il caso peggiore, e nei prefabbricati si aggiunge a un problema che il lettore di questo blog conosce: le travi appoggiate sui pilastri, che sotto un urto in più possono perdere l’appoggio. Ne abbiamo scritto nell’articolo sui nodi del capannone prefabbricato.

Martellamento sismico e giunto: quanto deve essere largo

Le Norme Tecniche per le Costruzioni sono chiare sul principio: la distanza fra costruzioni contigue deve evitare il martellamento, e non può essere inferiore alla somma degli spostamenti massimi che le due costruzioni raggiungono nel terremoto di progetto. Non è un numero fisso. Dipende da quanto si muove il tuo capannone e da quanto si muove quello accanto, e si calcola.

Qui sta la prima trappola. Un capannone prefabbricato è flessibile: sono pilastri incastrati alla base con sopra una copertura pesante, e in una scossa forte la testa del pilastro può spostarsi di parecchi centimetri. Sommati a quelli del corpo vicino, il giunto necessario può essere molto più largo di quello che vedi. I due dita lasciate dal costruttore dell’ampliamento, o i pochi centimetri fra il tuo lotto e quello del vicino, spesso non bastano. E se i due corpi sono stati costruiti proprio a contatto, il giunto non esiste.

Come riconoscere il rischio da fuori

Non serve un calcolo per capire se il problema ti riguarda. Serve una passeggiata intorno al capannone con tre domande.

  • Ci sono corpi di fabbrica attaccati o a meno di qualche decina di centimetri fra loro? Ampliamenti, tettoie appoggiate a due edifici, palazzine uffici, magazzini aggiunti nel tempo, il capannone del vicino oltre il confine.
  • Le altezze sono diverse? Il corpo basso attaccato al corpo alto è la configurazione più pericolosa, perché il colpo arriva a metà pilastro.
  • Il giunto, se c’è, è libero? Spesso è stato riempito con muratura, coibente, lattoneria, un cordolo di pavimento, impianti che lo attraversano: tutto quello che lo riempie trasmette il colpo.

Se rispondi sì alla prima domanda, il martellamento sismico è una voce da mettere nella valutazione del rischio. Se rispondi sì anche alla seconda, è una voce urgente.

Le tre strade, e cosa comportano

Davanti a due corpi troppo vicini le strade sono tre, e non sono equivalenti.

Separare. Si crea o si allarga il giunto fino alla misura che il calcolo chiede, tagliando gli elementi che lo attraversano e proteggendolo con coprigiunti che lasciano muovere i due corpi. È la strada pulita quando lo spazio esiste o si può creare. Quando i due corpi si toccano lungo tutto il fianco, o il giunto necessario supera lo spazio disponibile, da sola non basta.

Collegare. Si rendono i due corpi solidali con dispositivi che, sotto sisma, li bloccano insieme: da due strutture se ne fa una, che si muove all’unisono e non si picchia. Sembra la soluzione definitiva al martellamento sismico, e ha un prezzo che nei preventivi raramente viene scritto.

Il nuovo insieme è una struttura diversa da entrambe le originali: più rigida, spesso irregolare in pianta e in altezza, e le azioni sismiche che prima si distribuivano su due corpi ora si concentrano su alcuni pilastri, che devono reggerle intere. Per questo, quando si collegano i corpi, nel preventivo compare quasi sempre anche il rinforzo di alcuni pilastri. Casseri, getti e settimane di cantiere: li abbiamo raccontati nell’articolo sull’incamiciatura dei pilastri. Chi collega deve rifare la verifica dell’edificio intero, non dei soli nodi collegati.

Controllare gli spostamenti. La terza strada lavora sulla causa. Se gli spostamenti di ogni corpo sono sotto controllo, il giunto che serve si riduce e gli urti spariscono. Sui capannoni prefabbricati questo si ottiene governando i nodi.

I dissipatori montati sui collegamenti fra travi, tegoli e pilastri dissolvono una parte dell’energia della scossa e limitano le azioni e gli spostamenti della copertura. Abbiamo spiegato perché i dissipatori vengono da un altro mondo rispetto alle piastre: qui la differenza si vede anche sul martellamento sismico. Quando gli spostamenti sono sotto controllo, il giunto si protegge con elementi che possono cedere senza far male, e i pilastri restano quelli che sono.

Pensa a due barche ormeggiate fianco a fianco. Se sono troppo vicine, con l’onda si sbattono. Puoi legarle insieme con una corda rigida: diventano un corpo solo, pesante, e le bitte a cui sono legate ricevono tutto lo strappo. Oppure metti i parabordi e allunghi gli ormeggi il giusto: ognuna si muove per conto suo, l’urto lo assorbe il parabordo. Il dissipatore sul nodo è il parabordo, la corda rigida è il collegamento che scarica tutto sui pilastri.

Quale strada è giusta per il tuo capannone

Nessuna delle tre è giusta in astratto. Lo decide il calcolo, sui due corpi insieme. La sequenza corretta è questa: si rilevano entrambe le strutture, si calcolano gli spostamenti di ciascuna, si misura il giunto reale, e solo allora si sceglie. Nella maggior parte dei prefabbricati la terza strada, eventualmente insieme a un giunto sistemato, risolve il problema senza rifare i pilastri. Nei casi in cui i corpi sono davvero inseparabili si collegano, sapendo cosa si sta comprando.

Un elenco delle soluzioni che non funzionano lo abbiamo già fatto nell’articolo sui rimedi antisismici che non funzionano. Qui ne aggiungiamo uno specifico: riempire il giunto per “irrobustire” la zona di contatto. È il contrario di quello che serve. Il giunto pieno trasmette il colpo con più forza, e lo trasmette dove non deve.

Dopo l’Emilia 2012 Protezione Civile, ReLUIS, Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Assobeton hanno scritto le linee di indirizzo per i capannoni non progettati con criteri antisismici. Mettono in fila proprio questo percorso: prima i collegamenti che evitano la perdita d’appoggio, poi la valutazione dell’intero edificio per il miglioramento o l’adeguamento. Il martellamento sismico entra in quella valutazione come uno dei meccanismi da controllare.

Il capannone del vicino è un problema tuo

Se il corpo accanto non è tuo, la tentazione è pensare che il problema sia suo. Non funziona così. Nel terremoto è il tuo pilastro a ricevere il colpo, e nel tuo DVR è il tuo datore di lavoro a dover valutare il rischio a cui sono esposti i tuoi dipendenti, compreso quello che arriva da oltre il confine. Lo avevamo scritto anni fa parlando di come non redigere il DVR. Il capannone del vicino che potrebbe martellare il tuo è un rischio che il certificato di agibilità non contempla, e nella valutazione ci deve stare.

In pratica: il calcolo deve considerare i due corpi, quindi serve almeno la geometria del corpo vicino, che si rileva da fuori. La soluzione sul tuo capannone, controllare i tuoi spostamenti e proteggere il tuo giunto, la decidi tu e non dipende dal vicino. Il collegamento fra i due corpi, invece, richiede l’accordo dell’altro proprietario ed è un’altra ragione per cui la terza strada è quasi sempre la prima da guardare.

Ti riguarda se

  • hai un ampliamento, una palazzina uffici o un magazzino attaccati al capannone principale, costruiti in tempi diversi;
  • il capannone del vicino è a meno di qualche decina di centimetri dal tuo, o addirittura in aderenza;
  • fra due corpi c’è un giunto, ma è stato riempito, murato o attraversato da impianti e pavimenti;
  • i corpi attaccati hanno altezze diverse: è la configurazione in cui il martellamento sismico fa più danni;
  • dopo l’ultima scossa hai trovato intonaco caduto, lattoneria piegata o segni di contatto lungo la linea di giunto.

Domande frequenti

Quanto deve essere largo un giunto sismico?

Non c’è una misura fissa. Le Norme Tecniche chiedono che sia almeno pari alla somma degli spostamenti massimi che i due corpi raggiungono nel terremoto di progetto, e quegli spostamenti si calcolano. In un prefabbricato flessibile possono essere parecchi centimetri per ciascun corpo.

Come si calcola il giunto sismico fra due capannoni esistenti?

Con la valutazione della sicurezza di entrambe le strutture: modello di calcolo, spostamenti allo stato limite di salvaguardia della vita, somma. Se il giunto reale è più stretto, il martellamento sismico va affrontato con una delle tre strade dell’articolo.

Il coprigiunto risolve il martellamento?

No. Il coprigiunto serve a chiudere il giunto contro acqua, polvere e passaggi, lasciando muovere i due corpi. Se il giunto sotto è troppo stretto, il coprigiunto non cambia niente; se è riempito di materiale rigido, peggiora le cose.

Collegare i due capannoni con dispositivi è una buona idea?

A volte è l’unica. Ma il nuovo insieme va verificato per intero, e di solito porta con sé il rinforzo di alcuni pilastri. Prima di firmare, chiedi quale indice di sicurezza ha l’insieme collegato e quali pilastri vanno rinforzati.

Se il capannone che martella è del vicino, chi paga?

La valutazione del rischio sul tuo capannone è tua, e la soluzione sul tuo lato, controllare gli spostamenti e proteggere il giunto, non richiede il suo consenso. Per qualunque intervento sul corpo del vicino o di collegamento fra i due serve un accordo, ed è una questione da affrontare con i documenti tecnici in mano, non a parole.

Guarda il giunto prima che lo guardi il terremoto

Se il tuo capannone è attaccato a un altro corpo, o ci sta vicino, il primo passo contro il martellamento sismico non costa niente. Lo screening gratuito si fa da remoto, sulle foto e sui documenti del tuo capannone, compreso quello che c’è accanto.

Richiedi lo screening gratuito del tuo capannone: ti diciamo se il giunto è un segnale da approfondire e con quale delle tre strade.

Se invece hai già un preventivo che collega i corpi e rinforza i pilastri, e vuoi capire se esiste l’altra strada, il percorso è la valutazione del rischio sismico, oppure chiamaci al Numero Verde 800 033 786.

Le fonti di questo articolo

  • D.M. 17 gennaio 2018, Norme Tecniche per le Costruzioni, § 7.2.1: distanza fra costruzioni contigue e martellamento; § 8.3 e § 8.4 per la valutazione della sicurezza e le categorie di intervento.
  • Dipartimento della Protezione Civile, ReLUIS, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Assobeton, “Linee di indirizzo per interventi locali e globali su edifici industriali monopiano non progettati con criteri antisismici”, 2012.
  • D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, articoli 17 e 28: valutazione di tutti i rischi, obbligo non delegabile del datore di lavoro.
  • UNI EN 15129, “Dispositivi antisismici”.
Author:
Giovanni Pagliardini
About:
dal 2015 alla guida di Capannone Sicuro: messa in sicurezza sismica dei capannoni prefabbricati, sui nodi, senza toccare le fondamenta e senza fermare la produzione. Autore del libro "La tua azienda non deve tremare".
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