Relazione di vulnerabilità sismica: diffida di quella che non dice cosa non sa

Relazione di vulnerabilità sismica: la pagina dei limiti della conoscenza accanto alla mappa antica

Una relazione di vulnerabilità sismica dovrebbe avere il pregio delle mappe antiche: dove finiva il mondo conosciuto, il cartografo lasciava il foglio bianco.

Non inventava una costa, non disegnava un’isola per riempire lo spazio: chi navigava con quella mappa sapeva dove finiva la mappa. E quasi nessuna relazione lo fa.

Questo è l’ultimo pezzo della serie sul problema di Gettier, quello per cui si può avere ragione senza sapere. Gli altri hanno parlato del capannone in piedi per caso, del rinforzo che funziona per caso e del report che si può ricontrollare riga per riga. Questo parla di una cosa che ci riguarda direttamente: perché nelle nostre relazioni scriviamo quello che non abbiamo potuto sapere.

L’incertezza dichiarata è un pezzo della conoscenza

Nel suo articolo su INGENIO, Andrea Dari chiude l’elenco di quello che serve a una diagnosi per essere conoscenza e non fortuna con un punto che di solito nessuno mette in cima. Che l’incertezza residua sia stata dichiarata. Non eliminata, perché su un edificio esistente non si elimina. Dichiarata.

Questo la norma lo sa da sempre. Il capitolo 8 delle NTC 2018, quello sulle costruzioni esistenti, prevede che il tecnico stabilisca il livello di conoscenza raggiunto sulla struttura, in base a quanto ha potuto vedere dei disegni originali, rilevare della geometria e dei dettagli costruttivi, e provare sui materiali. E prevede che chi sa di meno lo paghi: a un livello di conoscenza più basso corrisponde un fattore di confidenza che riduce le resistenze con cui si fa il calcolo. In altre parole, la norma stessa obbliga a mettere nero su bianco quanto si sa, e a farne discendere il numero.

Una relazione di vulnerabilità sismica che non dice qual è il suo livello di conoscenza, e da cosa dipende, ha nascosto il foglio bianco sotto una costa disegnata.

Relazione di vulnerabilità sismica: cosa non si può sapere senza saggi

Su un capannone prefabbricato ci sono cose che si vedono e cose che non si vedono. La differenza va scritta.

Si vede il nodo trave-pilastro: se c’è un ritegno meccanico o solo il cuscinetto. Si vede l’aggancio dei pannelli. Si vede la geometria, l’altezza dei pilastri, la luce delle campate, il tipo di copertura. Si vede lo stato del calcestruzzo in superficie.

Non si vede l’armatura dentro il pilastro, né quanta né dove, se non ci sono i disegni d’officina o un’indagine con lo strumento. Non si vede la lunghezza reale dell’appoggio della trave sotto il neoprene, senza rilievo. Non si vede la resistenza vera del calcestruzzo di quarant’anni fa, senza una prova. Non si vedono le fondazioni, né come il pilastro è incastrato nel plinto, senza uno scavo o i disegni.

Una relazione seria, per ognuna di queste voci, dice una di due cose: “verificato, così”, oppure “non verificato, assunto così, con questa conseguenza sul risultato”. La seconda frase non è una debolezza della relazione. È la relazione che fa il suo mestiere. Chi la legge sa dove finisce la mappa, e sa cosa servirebbe per allungarla: i disegni, un saggio, una prova. E sa che il numero in fondo, l’indice di sicurezza, vale con quel livello di conoscenza e non con un altro.

Perché le nostre relazioni lo scrivono

Potremmo non farlo. Una relazione che dice “verificato” su tutto è più rassicurante da leggere, e nessun cliente ha mai chiesto di aggiungere una pagina di limiti.

La scriviamo per un motivo che sta nel pezzo da cui è nata questa serie: il capannone che è in piedi da trent’anni ha ragione, ma non sa perché.

Se la relazione che ti consegniamo avesse ragione senza sapere perché, ti avremmo solo sostituito una fortuna con un’altra, con la nostra firma sotto. La pagina dei limiti è quello che rende il resto della relazione controllabile: dice quali conclusioni poggiano su cose viste e quali su cose assunte. Ed è anche quello che rende onesto il passo dopo. Quando diciamo che serve un saggio sull’armatura del pilastro, non lo diciamo per vendere un saggio: lo diciamo perché lì la mappa finisce, e il progetto dell’intervento non si fa su un foglio bianco.

Vale già dallo screening, che è preliminare, fatto dalle foto, e lo dichiara nella prima riga delle conclusioni. Vale nella valutazione del rischio sismico, dove il nostro ingegnere viene in azienda, rileva e scrive la relazione per il DVR e il PEE con il programma delle misure. Lì i limiti sono più stretti, perché si è visto di più, ma la pagina c’è lo stesso. E vale nel progetto, dove il livello di conoscenza decide quanti dispositivi servono sui nodi e con quanta riserva.

Diffida di chi sa tutto di un capannone che ha visto in una mattina. Non perché sia in malafede: perché ha disegnato una costa dove c’era il bianco.

Domande frequenti

Che cos’è la valutazione di vulnerabilità sismica?

È la valutazione di quanto una struttura esistente è esposta a subire danni per le azioni sismiche previste nel suo sito. Per un capannone si concentra sui nodi, cioè sui collegamenti fra pilastri, travi, tegoli e pannelli. Ne abbiamo scritto una guida di base su che cos’è la vulnerabilità sismica e come si calcola.

Come si verifica la vulnerabilità sismica di un edificio esistente?

Con un percorso in tre tempi: documenti e rilievo per sapere com’è fatto l’edificio, prove dove serve per sapere di cosa è fatto, e il calcolo che confronta la struttura con le azioni sismiche di oggi. Il livello di conoscenza raggiunto nei primi due tempi decide il peso del terzo.

Quando è obbligatoria?

Per i capannoni privati gli obblighi di verifica scattano in casi precisi, che abbiamo messo in fila con le parole delle norme nel pezzo sulla verifica di vulnerabilità sismica obbligatoria. La valutazione del rischio nel DVR è invece sempre in capo al datore di lavoro.

Che differenza c’è fra relazione e indice di vulnerabilità sismica?

La relazione è il documento; l’indice è il numero che la relazione produce, e che dice quanto la struttura regge rispetto a quanto dovrebbe secondo la norma di oggi. Un indice senza la relazione che dice come è stato calcolato, e con quale livello di conoscenza, è un totale senza scontrino: ne parliamo nel pezzo sull’indice di sicurezza sismica.

Da dove partire

Se hai una relazione sul tuo capannone, cerca la pagina dei limiti. Se non c’è, la domanda da fare a chi l’ha scritta è una sola: cosa non ha potuto vedere?

Se non ce l’hai ancora, il primo passo è gratuito: le foto guidate dei nodi, analizzate da noi, con un report firmato da un nostro strutturista che dice cosa si vede e cosa no.

Voglio sapere dove finisce la mappa del mio capannone

Se sei un tecnico e scrivi relazioni, il canale dei Rilevatori del Rischio Sismico parte da una procedura che ha la pagina dei limiti già dentro.

Le fonti di questo articolo

Andrea Dari, “La valutazione in ingegneria: quando avere ragione non significa sapere”, INGENIO, 13 giugno 2026 (l’incertezza residua dichiarata). NTC 2018, § 8.5, valutazione della sicurezza delle costruzioni esistenti: livelli di conoscenza e fattori di confidenza. D.Lgs. 81/2008, art. 28 (oggetto della valutazione dei rischi e programma delle misure).

P.S. Il cartografo che lasciava il bianco non era meno bravo di quello che lo riempiva. Era quello di cui ci si poteva fidare.

Author:
Giovanni Pagliardini
About:
dal 2015 alla guida di Capannone Sicuro: messa in sicurezza sismica dei capannoni prefabbricati, sui nodi, senza toccare le fondamenta e senza fermare la produzione. Autore del libro "La tua azienda non deve tremare".
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